La caduta dell’angelo del focolare

Consapevolezza e competenza: questi i due termini ricorrenti in un dialogo a quattro. Questi sono i termini di un binomio che, in mano alle donne cambia il mondo. È insieme fresco e millenario.

A Terra Madre Salone del Gusto si cita il suo nome: Rigoberta Menchú, contadina guatemalteca fra le più note rappresentanti dei diritti delle comunità indigene e vincitrice del premio Nobel nel 1992. Lo si cita perché si sta parlando – nuovamente, ma non è mai abbastanza – di potere, di accesso alle risorse, delle scelte che ognuna di noi può fare, di donne che sovvertono i canoni, innovano, cambiano le regole, individualmente ma anche in quanto parte di una comunità.

Roberta Mazzanti, editor e consulente editoriale per Giunti Editore, cita al proposito le parole di una delle “nostre” relatrici, Lella Costa: «Le vie delle signore sono infinite». Proviamo a capire perché insieme a Lella Costa, appunto, la giornalista Maria Canabal e la cuoca e attivista Alice Waters.

Maria Canabal, ph. Francesca Cirilli.

Ci si interroga sugli stereotipi e sui ruoli. Sulla donna come angelo del focolare o come carrierista. Sulla ricerca di equilibri. Tutte le donne che intervengono riconoscono i loro modelli.

Maria Canabal è fondatrice del Parabere Forum, un movimento che oggi raccoglie 5000 donne da 50 paesi. «Parabere è il cognome di una donna, l’autrice della prima enciclopedia culinaria spagnola, che firmò come la “marchesa di Parabere”. Parabere è iniziato cinque anni fa per generare consapevolezza sul nostro valore, è completamente indipendente, e lavora per valorizzare valori come la diversità, la biodiversità e l’inclusione. A coordinare i lavori, siamo in 11. Per darci visibilità abbiamo iniziato a contattare gli organizzatori di conferenze ed eventi, chiedendo loro come mai nei panel non ci fossero donne. Ci rispondevano spesso che le donne non erano incluse tra i panelist, perché non c’erano donne a rappresentare determinate categorie. Abbiamo stabilito alleanze, partnership con organizzazioni, e tre settimane fa abbiamo lanciato la prima versione pubblica, online, di un database che segnala tutte le organizzazioni, tutti i locali gestiti da donne».

Alice Waters, ph. Paolo Properzi.

Nei discorsi che si fa, non si ipotizza un’idea di donne da sole, e per sé. Anzi, il libro di Alice Waters Con tutti i miei sensi, pubblicato da Slow Food Editore (lo si presenta domenica 23 settembre alle 18 in Nuvola Lavazza) è dedicato a Mario Savio, un uomo rivoluzionario, tra i fondatori del free speech movement. «Sono arrivata a Berkeley nel 1964, quando questo movimento ebbe inizio. Mi piaceva la sua eloquenza, e partecipai a un suo corso intitolato scienza e poesia». Tra i modelli che cita Alice ci sono ovviamente anche le donne, le ultranovantenni, tra le quali la scrittrice messicana Diana Kennedy. «Amo tutte le persone che hanno vissuto con estrema forza, con energia, vitalità».

Lella Costa, ph. Paolo Properzi.

Le riflessioni di Lella Costa partono spesso dalla lingua italiana. «Pensiamo alla differenza fra la parola “maestro” e la parola “maestra”. Il primo è un concetto alto, elevato, la seconda ci riconduce alla maestra delle scuole elementari». Poi una considerazione, essenziale: «Una delle qualità straordinarie delle donne è l’uso ironico del pensiero, che significa saper guardare le cose da un altro punto di vista, dal non essere al centro del quadro». Non è un caso che questa considerazione venga proprio da lei, dotata di un’ironia straordinaria, quella grazie a cui riassume la questione femminile con questa dichiarazione. Il riconoscimento del ruolo femminile è avvenuto con questa frase: “dietro ogni grande uomo c’è una donna che soffre”, che poi è diventata “dietro ogni grande uomo c’è una donna”. Secondo me la versione 2.0 potrebbe diventare: “dietro ogni grande uomo c’è una donna stupefatta, che non si capacita di come lui sia un grande uomo”». Ironia, e considerazioni profonde. «Noi donne dobbiamo essere messe nelle condizioni di scegliere. E dobbiamo riuscire a far passare un’idea: che le questioni femminili non riguardano solo le donne, ma l’umanità, il mondo».

di Silvia Ceriani, s.ceriani@slowfood.it

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